"Se il 21 finisse il mondo, da chi correresti?
Se davvero fosse l’ultimo giorno della nostra vita, della vita di tutti, da chi andresti?
Se non ci fossero più primavere, se non cadesse più la neve, se tutto sparisse, se non potessi ascoltare canzoni d’amore, se non potessi più baciare, se non potessi più dire ciao. Se non potessi più sorridere, con chi sorrideresti per l’ultima volta?
Me lo immagino spesso, quando mi chiedo chi sia la persona più importante per me, mi immagino qualcosa di simile alla fine del mondo.
Immagino la gente che scende giù dalle automobili e corre verso casa a piedi, mi immagino qualche persona che attende disperata al telefono.
Immagino tante coppie abbracciate.
Immagino qualcuno che si bacia dolcemente sulle labbra o qualcun altro che si stringe la mano molto forte. Non immagino mai nessuno da solo, in un angolo.
TUTTI HANNO QUALCUNO.
E poi ci sono io, nel mezzo della strada, e questo fa male da immaginare.
E penso sempre: io da chi vado?
Mi vengono in mente tante persone a cui voglio bene, ma poi penso sempre che loro avranno qualcuno di più importante da salutare per l’ultima volta.
E’ triste perché non posso dire di essere solo, ho tanti amici.
Ma quando penso a questo, mi viene in mente che non ho nessuno che mi possa considerare la persona più importante del mondo.
Se finisse il mondo, io non lo so. Non lo so da chi correrei."
"Rimpiango perfino il dolore che ci faceva timidi e clandestini, rimpiango le attese, le rinunce, i messaggi cifrati, i nostri sguardi rubati in mezzo ad un mondo di ciechi che non volevano vedere."
"Una notte che dormivamo insieme mi sono svegliata e ho sentito la mia gamba sotto la tua gamba. Ci eravamo addormentati così: tutti aggrovigliati.
La gamba iniziava a essere un po’ indolenzita e mi dava fastidio, ma non mi mossi di un millimetro.
Quella notte non chiusi più occhio per non svegliarti, per non far staccare la tua pelle dalla mia pelle.
Come una bambina troppo euforica, mi ricordo, e
mi ricordo bene che fu una notte bellissima, con una gamba un po’ dolorante e le braccia piene di te, di forza, di qualcosa che sembrava impossibile.
Avrei dovuto capire, quella notte, come sarebbe andata a finire: io che mi lascio far del male pur di non vederti andare via.
Una sciocca.
Una sciocca innamorata che lo rifarebbe tutte le notti della sua vita."
— Meglio soffrire che mettere in ripostiglio il cuore
"Voglio fare l’albero di natale con te.
Andare a comprare le palline e le luci, i pupazzetti e i bastoncini canditi.
Dirti che il rosso è sicuramente un colore natalizio,
ma a me le tradizioni non sono mai piaciute,
ho sempre preferito fare diversamente.
Voglio mettere le lucine fuori dalla finestra,
dirti che in quella maniera lì sono storte, e che non sto ridendo,
non sto facendo finta, la sto reggendo sul serio la scala.
Voglio che, nel caso nevicasse, noi riuscissimo a ritagliare del tempo
per fare un pupazzo di neve. Non li ho mai fatti.
Non so nemmeno da dove si cominci.
Voglio metterti un pugno di neve dentro al maglione,
e mettermi a correre, in maniera tartarugosa, sulla neve alta,
per scappare da tue eventuali vendette.
Voglio rubarti baci, quando le luci della casa sono spente
e si vedono solo quelle dell’albero.
Voglio fare la cioccolata e rubare i marshmallows che sono nella tua.
Dopo aver mangiato quelli della mia,ovvio.
Voglio scervellarmi per cercarti un regalo perfetto,
comprare carta e fiocco e incartarlo io stessa.
Sono brava coi pacchetti. Mi piace troppo farli.
Voglio conservare le decorazioni con te, quando il natale sarà finito.
Chiudere per bene le scatole con il nastro per pacchi e riporli in garage, o in soffitta.
E voglio aspettare con te il natale che verrà e quelli che seguiranno.
Voglio. Ma forse i voglio sono azzardati. Forse sarebbe più opportuno usare i ‘vorrei’. Ma non cambia il senso. Questo no."